E' marzo, è il mese in cui celebriamo la Giornata internazionale delle Donne, è uno dei giorni in cui ricordiamo la strada compiuta ma, soprattutto, quella che ancora manca per raggiungere la parità di genere. E' anche il mese in cui ricordiamo, ancora, le donne vittime di violenza e oggi, ancora preziosa, l'attività della Fondazione Giulia Cecchettin ETC, una giovanissima donna, ennesima e non ultima vittima di un uomo violento.

La Fondazione Giulia Cecchettin ETS ha prodotto un video, un racconto semplice e potente per invitare tutta la società a riconoscere e interrompere il linguaggio e i comportamenti che alimentano la cultura della violenza di genere.

Ciack: Una trattoria, un gruppo di amici maschi, una serata qualunque. Si ride e si scherza: una scena conviviale, a prima vista innocua. Frase dopo frase, però, l’apparente normalità si incrina: commenti che sembrano insignificanti - era solo una battuta, era solo una foto, era solo gelosia - rivelano una progressiva escalation che culmina in una frase di gravità estrema. Una gravità che però non viene percepita dagli uomini, anzi immediatamente banalizzata quando le donne tornano al tavolo e vengono accolte con gesti affettuosi: un braccio sulle spalle, un invito a prendere un dolce."
 
Il messaggio del nuovo spot di sensibilizzazione di Fondazione Giulia Cecchettin ETS è chiaro: la violenza non è uno scatto inaspettato, ma qualcosa che cresce nelle parole, negli sguardi, nei comportamenti che scegliamo di minimizzare e giustificare. È radicata nella quotidianità e in abitudini che continuano a essere considerate di poca importanza.

“La violenza non nasce all’improvviso. Si insinua nella nostra cultura. Se non cambiamo, cambieranno solo i nomi delle vittime”: questa frase, con cui si chiude il breve film, è una chiamata all’azione rivolta a tutti gli uomini, perché diventino parte della soluzione e si assumano le proprie responsabilità, imparando consenso e confini e intervenendo tra pari per fermare i comportamenti sbagliati.

Il lavoro quotidiano della Fondazione Giulia Cecchettin nasce proprio da questa urgenza: affrontare alla radice la cultura della violenza di genere e il ruolo che l’intera società deve assumere per contrastarla, attraverso iniziative di prevenzione e percorsi educativi che promuovano il rispetto fin dalla giovane età.
 
Lo spot, visibile sui canali della Fondazione, è stato realizzato da Cookies Agency, che ha curato la direzione creativa; la casa di produzione è Grøenlandia, mentre la regia è affidata a Simone Godano. Accanto alla versione video è stato realizzato anche uno spot radio, per il quale ha generosamente donato la propria voce Francesco Pannofino.
 
Dichiara Gino Cecchettin, presidente di Fondazione Giulia Cecchettin: "Questo spot ci invita a guardare con sincerità dentro la nostra quotidianità. La violenza nasce nel linguaggio, nelle giustificazioni che ci diamo, nelle piccole forme di controllo che continuiamo a chiamare ‘normali’. Abbiamo il dovere di interrompere questo meccanismo e scegliere consapevolmente il rispetto, l’ascolto, la responsabilità. La Fondazione è nata proprio con questo obiettivo: costruire un futuro in cui nessuna donna debba più diventare un nome in un elenco di vittime."
 
È stato un onore e un privilegio collaborare con la Fondazione Giulia Cecchettin a un progetto così necessario - commenta Francesca Mudanò, CEO e Direttrice Creativa di Cookies Agency - Questo spot nasce da un’idea semplice ma urgente: la violenza non inizia con un gesto estremo, ma con parole e comportamenti che la cultura continua a normalizzare e minimizzare. Raccontare questo meccanismo, senza retorica e senza filtri, è un atto di responsabilità. Per noi è un lavoro perfettamente in linea con i valori fondanti di Cookies: usare la creatività per generare consapevolezza, cambiare prospettiva e contribuire a un impatto reale.
 

Puoi contribuire concretamente al sostegno della Fondazione Giulia Cecchettin ETS  con un contributo una tantum o mensile per far sì che gli intenti possano trasformarsi in azioni che contribuiscano a cambiare la cultura della violenza, della sopraffazione e  del possesso.

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