Disturbi del comportamento alimentare: gli aspetti socio-culturali

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G. Devereux, in uno studio di etnopsichiatria (1978), ha descritto gli elementi distintivi di quelli che egli ha chiamato disturbi etnici, cioè disturbi psichici che assurgono ad  espressione delle angosce e dei problemi irrisolti che stanno al fondo di una cultura. 

Nei DCA si rinvengono molti di tali elementi distintivi, per cui la patologia potrebbe essere fatta rientrare in tale definizione.

Più recentemente per i DCA è stato coniato un termine analogo Sindrome legata alla cultura (Culture Bound Sindrome) per sottolineare come la patologia sia assente o presente, in varia misura, nei diversi macro-contesti socioculturali.

E' oramai acquisito il dato che la cultura occidentale è l'humus idoneo sul quale sorgono i disturbi alimentari, come dimostra la loro assenza nei paesi più poveri dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina e, per contro, la rapida comparsa tra gli immigrati da nazioni più povere in nazioni più ricche (es. immigrati provenienti dai Paesi dell'Est europeo) a causa del rapido processo di occidentalizzazione. Anche la loro sempre più frequente comparsa in popolazioni non bianche in paesi in via di sviluppo confermerebbe tale ipotesi.

Il massimo di incidenza, invece, si ha in popolazioni indoeuropee a cultura tecnicizzata.

E' chiaro che il fattore culturale non è da solo responsabile dell'origine della malattia, ma sicuramente ha un peso non secondario nella multifattorietà eziologica.

Diversi autori e studi hanno cercato di individuare quali aspetti culturali specifici possano agire da catalizzatori della sindrome. Una direttrice di approfondimento si è soffermata sul rapporto fra Ascetismo e Anoressia.

In particolare, si è considerata l'anoressia nervosa come un tentativo di automutilazione, in linea con una diffusa e solida tradizione orale e letteratura religiosa che ha esaltato il  digiuno prolungato e la mutilazione come privazioni indispensabili per il distacco dal profano e l'accostamento alla perfezione dell'Assoluto.

In questo ambito è stata avanzata l'ipotesi affascinante che fa risalire le origini della anoressia ai digiuni di giovani donne medioevali, votate alla santità. Ciò non solo per l'impressionante coincidenza del patologico rifiuto del cibo, ma anche per la relazione conflittuale con il senso comune e con le norme sociali, che rendono similari le adolescenti di seicento anni fa a quelle attuali.

In entrambi i casi il rapporto con l'ambiente circostante sembra essere importante.

Nel Medioevo il corpo femminile determinava il desiderio sessuale e per questo era, dalla cultura del tempo, colpevolizzato e demonizzato a tal punto da considerarlo di origine diversa da quello dell'uomo, che era invece stato "creato" direttamente da Dio. L'anoressia in odore di santità era una delle poche possibilità per la donna di allora di affermare il  proprio ruolo sociale, religioso, mistico nel mondo essenzialmente maschile dell'epoca. A questo proposito viene spesso citata ad esempio la vicenda di santa Caterina da Siena.

Al di là delle ovvie differenze, ciò che viene fatto notare è che l'anoressia "santa" del Medioevo e la ricerca ossessiva della magrezza di oggi sono per le giovani donne sostanzialmente uno strumento per acquisire il controllo della propria vita in un ambiente vissuto come non favorevole.

Un'altra direttrice di approfondimento si concentra invece sulla modificazione del ruolo della donna e dell'immagine del corpo femminile avvenuti, nei tumultuosi cambiamenti sociali, economici e culturali realizzatisi nell'era moderna, dall'avvento della società borghese ed industriale fino ai tempi nostri. Ruolo ed immagine sempre più vicini a quelli maschili.

In particolare, si fa notare il contrasto insito nella richiesta che la nostra cultura occidentale rivolge alla donna. Le si chiede di essere flessuosa, sensuale, desiderabile, di mantenere gli affetti propri della maternità, ma anche di essere determinata, competitiva con l'uomo ed a lui sostitutiva, attiva, sempre in forma. Nessuno dubita delle differenze intrinseche fra uomo e donna. La cultura occidentale però oramai tende a cancellare le differenze.

La donna nelle società tribali può essere sfruttata nella fatica fisica, ma permane definita sessualmente. Nell'opulenta società occidentale esiste il sesso virtuale, ci sono le bambole gonfiabili, l'inseminazione di un utero prestato, indipendentemente da un atto sessuale o da un momento di orgasmo.

In un tale contesto l'anoressia avrebbe un doppio significato: negativo (adeguamento all'immagine della donna costruita dai maschi) e positivo (tentativo di trovare una femminilità alternativa).

La scelta per la ragazza è di per sé difficile perché il conflitto è ambivalente.

A complicarla concorre anche la pesante azione condizionatrice dei mass media e della pubblicità commerciale, destinata al target femminile, che enfatizzano l'equazione magrezza =bellezza e successo. E qui gli esempi si sprecano. 

Dal messaggio che la donna deve imparare ad imporsi - già da ragazza – come obiettivo quello di rimanere bella e giovane forever, per cui si possono usare degli acidi per levigare la pelle, si possono prendere pillole o fare diete ferree per essere "in linea" od anche ricorrere alla chirurgia estetica (pure se si è appena maggiorenni).

D'altro canto, mentre il design alimentare confeziona cibi per i giovani sempre più palatabili ed ipercalorici (v. ad esempio patatine,snacks, hamburger midi e maxi, ecc.), altri messaggi pubblicitari la incita ad essere magra, leggera, sottile nel fisico.

Il ruolo mutato della donna, l'enfasi sulla bellezza fisica e sulla magrezza come sua componente principale, il mito della bellezza/giovinezza forever sono componenti essenziali che unitamente a fattori biologici (i tratti somatici che ognuno eredita dai genitori) ed allo stress insito nelle esperienze di vita adolescenziale e giovanile possono costituire un mix favorevole all'emergenza del disturbo alimentare.

Se in un contesto socio-culturale del genere una ragazza viene a trovarsi in una condizione di fragilità/difficoltà, perché non riesce a gestire problematiche esistenziali, relazionali dell'età o ad elaborare e superare traumi emotivi (compresi quelli, frequenti, derivanti da molestie od abusi sessuali), tutto ciò può produrre in lei forte insoddisfazione, bassa autostima, autosvalutazione, depressione. Se a questi sentimenti si aggiunge anche una certa insoddisfazione per il peso o per l'aspetto del proprio corpo, lei può essere indotta a pensare che se fosse più magra tutto sarebbe più semplice.

Proprio come dice la pubblicità: se perdo un po' di peso divento più forte, più sicura, più determinata, più bella e riuscirò a risolvere i miei problemi.

E la stessa pubblicità offre gli strumenti per agevolarla a raggiungere l'obiettivo: diete, farmaci, pillole, pozioni miracolose, digiuni, iperattività, chirurgia estetica ecc.

Finalmente ho trovato lo bacchetta magica per porre fine al mio disagio ed alla mia anassertività. In realtà si ritroverà con un grande problema in più.

Cesare Rossi - Psicologo clinico e Psicoterapeuta

 

04/05/2011 - 08:26